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TRASLOCO BIBLIOTECA 

31 maggio 2014, Primo Quartiere Operaio Società L'Umanitaria, via Solari, 40 - Milano

La fotografia di Marco Caselli Nirmal in ABITARE L'INFANZIA. NELL'INSIDIA DELLA SOGLIA [ vedi "FORTUNA | Abitare l'Infanzia. Nell'insidia della soglia ] aveva "bucato" il buio.

Lì, l'atto della presenza degli abitanti nell'ascolto al buio di "Fortuna", esclude la posa fotografica e rivela la postura dei corpi. È con questo slittamento poetico, che marca il confine e insieme l'attraversa, tra teatro e comportamento ed è abitato con le scritture dei corpi nello spazio, che ci avviamo con gli Abitanti di Solari verso un esperimento di risemantizzazione della spazio comune. ARCHIVIO DEL PRESENTE  in quanto dispositivo processuale, consiste proprio in questo passaggio linguistico, di segni che si trasportano e tra-ducono a vicenda, andando dall'intimità di casa propria verso uno spazio di transito messo nello sguardo collettivo.

 

Questo esperimento è possibile grazie a circostanze particolari che incontrano la straordinaria disponibilità degli Abitanti del Quartiere Solari 40, in quelle settimane, in quegli spazi, in quella comunità abitante. Nasce una relazione di mutuo sostegno tra la scrittura filmica di  ÍN.HABITS (film a cura del collettivo IMMAGINARIESPLORAZIONI )  e la necessità degli Abitanti di esteriorizzare quello che per alcuni di loro è il trauma del trasloco, quindi di ritualizzarlo come nuovo passaggio abitativo. L'ex Panetteria viene utizzata come set dove deporre un oggetto di affezione domestica che si presta temporaneamente a questo racconto, mentre un trasloco abitativo vissuto dai più anziani come dichiaratamente traumatico, incombe in quelle settimane e quei mesi. Con piccole azioni di curatela artistica e cura umana, si tesse il racconto che svuota gli appartamenti e nel riempie un altro, proprio nel momento in cui il gruppo di giovani studenti i IMMAGINARIESPLORAZIONI ragiona con il film, intorno all'abitare collettivo contemporaneo nella città di Milano. Questo l'innesto attraverso il quale la comunità si incarica del gesto e della testimonianza. L'oggetto personale autobiografico, si attesta sull’alleanza tra teatro e comportamento, dove la spazio ora segnico e scenico dell'ex panetteria, pur conservando il sapore del domestico, ne evade i volumi e le superfici. specifi in favore di un luogo altro e informato da molte soggettività. 

Quel trasportare oggetti, cose, quell'accudirli con dei gesti, è l'indice di una comune alleanza poetica. 

C'è poi un altro trasloco da fare, poiché il piano di riqualificazione degli edifici popolari prevede la collocazione della biblioteca di Quartiere dal luogo attuale ad una delle tre stanze dell'ex panetteria. L'iniziativa qui parte spontanea dagli Abitanti che decidono un'azione performativa con una catena di mani che farà attraversare il cortile a tutti i libri. I due movimenti si intrecciano tra loro, i libri della Biblioteca e gli oggetti di casa, compaiono per le scale, nel cortile, nelle stanze dell'ex panetteria nel via vai di mani, di piedi, di risate, di esitazione e fiducia messe in comune. Queste immagini sono una piccolissima "testimonianza" poi restituita agli Abitanti. Parte delle riprese sono entrate in piccola parte nel film, a costruire la cornice (forse la più anacronistica e forse, proprio per questa "inattualità", la meno deperibile storicamente) di questa esperienza cinematografica.

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